Abbiamo conosciuto le valli della Limentra 24 anni fa, ma da 20 anni abbiamo comprato casa a Torri e da allora ci stiamo lavorando giorno per giorno per rimetterla a posto e ricostruire dei ruderi annessi, non abbiamo ancora finito, ma come un viaggio non è solo la meta importante, ma ogni sua tappa.
Ci siamo stati, quando potevamo, il più possibile, ma sempre tra la primavera e l’estate, raramente in autunno. Quasi mai d’inverno.
Nel 2020 da neo-pensionati avevamo deciso di starci fino ai primi freddi per ritornare in primavera, come molti fanno. Ma la situazione ( Covid) e la curiosità di provare la vera vita di “montagna” ci hanno spinto a rimanere, per ben 2 inverni completi…
Forse sono stati i primi anni in cui ci siamo goduti la vera atmosfera di Torri, il dolce abbraccio dei suoi silenzi, interrotti tra settembre e ottobre dal bramito ( a volte inquietante, quando sotto le finestre) dei cervi in amore.

Poi i versi sconosciuti ( per noi cittadini) degli uccelli del bosco al mattino.
Passeggiare tra gli alberi prima colorati dal verde al giallo poi di rosso per poi diventare sagome stilizzate avvolte nella nebbia ovattata, riempie il cuore di pace.
Ciò che prima, la nebbia, la pioggia e la neve, sembrava un pericoloso nemico per te che dovevi rientrare in città per i tuoi mille impegni diventano amici che sembrano proteggerti da ogni pericolo, e stranamente nella solitudine non ti senti solo ma parte di un qualcosa che ancora non comprendi ma ti tranquillizza.
Ma in assoluto più avvolgente è il silenzio della neve che tutto avvolge come in un telo immacolato.
Le operazioni quotidiani invernali, sotto l’acqua o nella neve ma anche nel tepore di un sole che ti sembra più vicino, come tagliare la legna, spaccarla, riporla, accendere il fuoco ridanno un ritmo dimenticato alla tua vita, come fossi tornato bambino che distratto dai giochi si desta solo al richiamo della mamma all’ora di pranzo o di cena, dimenticando le lancette dell’orologio e addirittura il calendario.
I giorni non hanno più un nome e i tuoi ritmi diventano lenti come le nuvole che dipingono un cielo ogni giorno diverso.
La notte interrotta dalla flebile luce di pochi lampioni ti avvolge e ti accompagna al nuovo mattino.
Il ritmo lento delle attività naturali, non indotte, si sincronizza col lento cadere delle foglie.
Il camino acceso , il tepore della legna che brucia, ti proteggono dai venti e dalle piogge.
Forse , dico forse perché non è certo la stessa cosa, riesci a immaginare , non dico a vivere, la vita le esperienze delle persone che qui hanno vissuto una vita intera, integrati con i silenzi assordanti delle cime innevate ed il fragore dei rami sconvolti dal vento, con il timore di rimanere isolati ma infine la sensazione di essere tutt’uno con la Natura che a volte spaventa ma, in emozioni sempre diverse, ti accompagna e mai ti lascia in realtà solo.
Certo da pensionati è più semplice vivere in un bosco praticamente, molto più difficile per chi lavora in città o comunque ” nella piana”.
Ma a volte mi trovo a riflettere sul fatto che spostarsi da un lato della città mi portava via lo stesso tempo 90 minuti ( ma chi vive in una città più prossima fa anche prima 50-60 minuti max)
…E quei minuti nel bosco, in stradine semideserte che all’jnizio spaventano ma poi diventano sempre più familiari, meno cupe e ti incantano con le foglie di colori cangianti giorno per giorno, con il grigio autunnale e l’azzurro primaverile di un cielo che ti sembra quasi di toccare, di attraversare..
A volte ti sembra di volare su una coltre di bambagia che nasconde la frenesia della città che ti aspetta sotto… irrequieta come sempre…
E la neve, coi suoi silenzi, con la sua bicromia che ti proietta in un modo quasi surreale…
che ti circonda come in un enorme batuffolo di cotone, alla fine inizi a vederla come una amica che ti avvolge e difende, dalla frenesia.
Stranamente ti accorgi che è meno freddo di quanto temessi, che è un freddo sano, un freddo cui ti abitui e cominci a sentire come un compagno di viaggio e non un avversario..

